Ma questo è accanimento terapeutico?

Ho visitato di recente CP, di anni 98, con una disfagia di recente insorgenza.

In seguito all'incapacità ad alimentarsi la signora, che prima si muoveva tra le mura di casa con l'ausilio di un deambulatore, è stata costretta a letto con conseguente comparsa di lesioni da decubito in sede sacrale.
Alla proposta d'iniziare un'alimentazione per sonda il figlio ha posto la fatidica domanda: "Dottore, ma così facciamo dell'accanimento terapeutico?".
Ora io mi domando: è accanimento terapeutico dar da mangiare ad un affamato? Io credo che chiunque di noi, se messo in una condizione tale da non poter assumere cibo, andrebbe incontro ad un decadimento organico più o meno rapido a secondo delle riserve di cui dispone il suo organismo. Somministrare i cibi che tutti noi quotidianamente assumiamo per bocca saltando i primi centimetri dell'apparato digerente non mi sembra proprio che possa configurarsi come un atto di accanimento nei confronti di una persona.

 

 
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HO RICEVUTO QUESTA MAIL DA UNA PERSONA CHE SI FIRMA "MALATI SENZA CURE".

Di fronte a queste considerazioni viene da chiedersi: che cosa è VERAMENTE la libertà di scelta?